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Avventura cominciata 1

Eccoci qua. Emozionato, tanto, a scrivere questo primo post della nuova “Vita in Australia”. E’ presto, sono le 7 del mattino e mi trovo nel giardino della casa dei miei suoceri. L’aria è fresca e fine e devo dire che siamo stati davvero fortunati. Sembra infatti che il meteo ci abbia voluto dare il suo caro benvenuto. Il primo giorno, l’altro ieri, erano 39 gradi col 20% soltanto di umidità, ieri erano 32 gradi ed oggi saranno 27. Insomma, meglio non poteva iniziare. Inutile dire che avrei un mare di emozioni da riversare in queste prime righe e non sono sicuro di riuscire a farlo per la quantità enorme di sensazioni che sto vivendo, non tutte positive purtroppo. Ma cominciamo dall’inizio.
LA PARTENZA. L’ultimo giorno in Italia è stato talmente frenetico da non permettermi di rendermi conto di cosa stava accadendo ed è stato molto meglio così. Eravamo così presi dalla preparazione del lungo viaggio con Diego che ho dovuto accantonare altre emozioni da una parte nel mio cuore che sarebbero comunque poi tornate prepotentemente fuori appena arrivati in Australia (tra poco vi dirò). Abbiamo noleggiato una macchina alla Maggiore di Prato il giorno prima della partenza. Siamo andati a prenderla io e Diego così ne ho approfittato per far vedere al piccolo per l’ultima volta i treni. Già. Io e mio babbo siamo involontariamente riusciti a trasmettere a Diego la passione per i treni al punto che ogni giorno quando eravamo a casa lui voleva andare alla stazione di Vernio a veder passare la sua Freccia Rossa. Anche mia sorella gli ha regalato un piccolo Eurostar colorato di rosso per simulare la Freccia Rossa e a Diego è piaciuto così tanto che se lo è portato dietro per tutto il lungo viaggio, stretto nelle sue manine. La mattina della partenza abbiamo finito di caricare la macchina velocemente (si è sempre in ritardo in queste occasioni, soprattutto quando si parte non per una vacanza lontana ma per un trasloco dall’altra parte del mondo). Abbiamo salutato la nostra vicina di casa Loredana, sempre cordialissima, e ho abbracciato mio babbo. Gli stavo portando via il suo unico nipotino, colui con cui ha giocato moltissime volte nel piazzale di casa a pallone, colui con il quale è stato mille volte alla stazione a vedere la Freccia Rossa come faceva esattamente con me quando ero piccolo, colui che riempiva così rumorosamente la casa ogni singolo giorno che abbiamo vissuto insieme. Ho preso la macchina e siamo andati in negozio a salutare mia sorella e mia mamma. Ho voluto io che non venissero in aeroporto. Dopo le precedenti esperienze ho preferito lasciarle così, come se partissimo per andare a fare spese a Firenze, con la sensazione che saremmo tornati per pranzo, anche se in realtà un aereo ci avrebbe invece portato a migliaia di chilometri di distanza. Diego non lo sapeva ancora, per lui stavamo solo andando a fare una delle solite girate in macchina col babbo e con la mamma e avrebbe rivisto la nonna la sera, e avrebbe rigiocato con i treni ancora con mia sorella prima di andare a dormire, e avrebbe tirato per altre mille volte la coda della Rosina (una delle gattine di mia mamma). Tutto questo era solo pura illusione, voluta da me per evitare troppo dolore immediato. Sarebbe stato meglio lasciarlo a dopo, quando saremmo arrivati a destinazione. Almeno così pensavo. Siamo arrivati a Roma alle 14, abbiamo lasciato l’auto alla Maggiore di Fiumicino e con tutto il nostro carico di valigie ci siamo diretti verso il check-in. Tutto è filato liscio. Anche la procedura di imbarco delle nostre valigie più grandi che la fredda hostess della British ha effettuato al bancone. Dopotutto lei non sa chi si trova davanti, non può conoscere la storia che si cela dietro ogni persona che lascia le valigie alla sua postazione. Ma a me faceva rabbia comunque il suo distacco. Volevo essere compatito dal mondo intero per il dolore che stavo provando dovuto alla separazione dai miei. Sapevo comunque che il lungo viaggio che stavamo affrontando avrebbe tolto l’attenzione ancora per un po’ alla consapevolezza, che comunque, piano piano, cresceva ogni minuto che passava. Saliamo nell’Airbus 321 che ci avrebbe portato a Londra appena in tempo per ritrovarci sotto un temporalone sopra l’aeroporto di Fiumicino. Il mio Iphone mi diceva che su LIRF era in atto una vero e proprio Thunderstorm con CB, i famosi cumuli nembi, le nubi a sviluppo verticale dalle quali qualsiasi oggetto solido dovrebbe stare lontano. Chiaramente a Orietta non ho detto niente per non fare la solita figura del bambino appassionato che trova i pericoli ovunque. Ma quando presi il brevetto per i piccoli ultraleggeri ho comunque fatto lezioni di meteorologia che mi hanno insegnato le nozioni basilari per portare appunto un “oggetto solido” in aria. Prontamente il pilota ci comunica che avremmo dovuto attendere l’autorizzazione dalla torre prima della messa in moto dei motori arrivata appena si è aperto uno squarcio nel cielo circa un’ora dopo dal nostro ingresso nell’aereo. “Un buon inizio” pensavo ironicamente  inconsapevole del fatto che quello non sarebbe stato l’unico inconveniente dovuto al meteo che ci attendeva nel viaggio. Purtroppo però il traffico in uscita a Fiumicino si era ormai accumulato e lo smaltimento aveva creato una lunga coda verso la 25 (la pista dalla quale decolli perpendicolare sul mar Tirreno da Fiumicino). Piano piano però riusciamo a prendere il volo che con vento contrario di oltre 100 chilometri orari altrettanto mestamente ci ha portato nella capitale inglese. (continua a breve)
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