promo copia 2

Vi racconto 10 anni della mia vita in Australia. Continua il blog cominciato nel 2006 al mio arrivo definitivo nel South Australia. 

Per leggere i  post con argomenti piu delicati, personali o con riferimenti reali si deve effettuare l'iscrizione al sito come utenti registrati. Altrimenti sarete in grado di leggere soltanto la versione "parziale" del blog.

Riepilogo degli ultimi eventi

Dunque. In uno degli ultimi post prima della pausa avevo aggiornato il blog sugli ultimi eventi della nostra vita. Dopo un anno passato nel punto vendita di Norwood sulla Parade io e mia moglie siamo stati spostati, senza possibilità di scelta, nel punto vendita dove attualmente ci troviamo: ad Hyde Park su King William Road. In effetti, una serie di eventi incrociati che hanno coinvolto diverse persone tra cui noi stessi, hanno portato a molti cambiamenti all'interno di due dei più importanti punti vendita della catena di mio cognato. Il vecchio manager che gestiva Hyde Park se ne è andato dopo poche settimane il nostro arrivo e al momento io e mia moglie siamo i manager che lo gestiscono a tutti gli effetti. E' stata durissima ambientarsi in un nuovo locale con uno staff letteralmente diviso in due (una parte composta dai cosiddetti senatori legati al vecchio manager e un'altra parte invece felice del nostro arrivo e dispostissima a collaborare con noi), nuova zona della città (pochissimi italiani a differenza di Norwood e molto molto più ricca piena zeppa di gente con la puzza sotto il naso che non esitava un attimo a farci notare quanto erano legati alla vecchia gestione). Insomma. Io e Orietta ci siam dovuti tappare le orecchie e pensare solamente a riportare a livelli accettabili un punto vendita che, grazie al vecchio manager, si stava allontanando dalle linee guida del franchising e di conseguenza dagli obiettivi economici stabiliti. Diverse le lamentele che si sentivano in città sui caffè di Hyde Park e molte erano le persone che, pur vivendo o lavorando nei pressi del nostro locale, decidevano di recarsi in altri punti di Cibo ben più distanti dal nostro. Piano piano e non senza sacrifici, io e Orietta ci siamo guadagnati la fiducia dello staff, il quale si è poi dimostrato disposto a seguire le nostre nuove direttive, in particolare quelle per riportare allo standard di Cibo la realizzazione dei caffè e dei cappuccini che tanto successo stanno avendo in tutto lo stato. Non è facile tenere a bada, guadagnare la fiducia e quindi il rispetto di 20 persone diverse alle tue dipendenze. Il nostro lavoro è comunque stressante, il locale è piccolo ma molto molto busy (pieno zeppo di gente in quasi ogni momento del giorno) e bisogna correre sempre. Sta di fatto che settimana dopo settimana il GP (gross profit) è tornato a livelli buoni e la nostra media è addirittura un punto percentuale sopra l'obiettivo prefissatoci. I caffè sono tornati ad essere come la gente si aspetta da Cibo anche se purtroppo ci han fatto notare che quando io e Orietta siamo alla macchina del caffè la gente entra più volentieri nel locale rispetto a quando non ci siamo, e questo non va bene. Dobbiamo infatti lavorare di più sulla formazione dei baristi che comunque, da questo punto di vista, non sono particolarmente predisposti a seguire le nostre direttive. Essere barista in Australia è motivo di prestigio essendo un mestiere ben pagato, ricercato e talmente popolare da finire sui quotidiani locali abbastanza spesso. Chi sta alla macchina del caffè sa di avere l'attenzione di tutta la clientela davanti a se mentre aspetta i suoi buoni 10 minuti per il caffè ordinato e vi garantisco che se alla fine la tazza preparata sarà o troppo calda, o troppo fredda, o troppo weak o troppo strong il cliente bastardo pieno zeppo di soldi di Hyde Park non esiterà a sputtanarvi davanti a tutti gli altri senza la minima pietà. Fortuna che molte volte non capisco in dettaglio ciò che mi dicono e questo evita che un carattere irascibile e orgoglioso come il mio possa creare problemi o imbarazzi alla società per cui lavoro :-) Questa, signori, è stata davvero la mia fortuna per tutto il tempo che vivo in Australia. 
Ma veniamo alle ultime settimane. Un mese e mezzo fa mi chiama mio cognato (socio del franchising e co-fondatore del marchio CIBO AUSTRALIA pty ltd) dicendomi con entusiasmo che avevano trovato finalmente una location spettacolare per un nuovo Cibo in città e avevano pensato a noi per l'assegnazione. Dal momento che la spesa totale per la realizzazione di un nuovo punto vendita si aggira sui 500 mila dollari (350 mila euro) dovevamo pensare ad un socio che potesse finanziare, senza lavorarci, il nostro nuovo progetto. Chi poteva avere tanti soldi senza rompere troppo le palle nel nostro futuro lavoro quotidiano ? Naturalmente la persona per cui lavoriamo attualmente, ovvero il proprietario finanziatore dei Cibo per cui abbiamo e stiamo lavorando tutt'ora. Dopo una serie di meeting dove lui ha cercato comunque di inserire una nostra vecchia conoscenza all'interno del progetto e che ha rischiato di far saltare tutto quanto, lunedì mattina finalmente abbiamo il meeting finale nella sede centrale di Cibo sulla North East Road. Il nostro socio ha accettato di concederci la metà della società a patto che portiamo in fretta i soldi della nostra parte per poter cominciare immediatamente i lavori nel locale di Hutt Street dove apriremo. Tutti i mobili, le macchine del caffè, i frighi del gelato, del cibo e della pasticceria devono essere ordinati in Italia e l'ufficio centrale di Cibo sta già pagando per noi l'affitto dei locali, ecco spiegata la fretta di chiudere su carta il progetto al più presto possibile. Obiettivo: aprire a metà dicembre giusto in tempo per la prossima stagione estiva e subito prima le festività natalizie. In un altro post racconterò quanto sia complicato ottenere i soldi dalle banche in Australia e i problemi che abbiamo avuto al punto di dubitare sul fatto che qualcuno lo abbia fatto apposta per farci perdere il progetto visto l'enorme interesse che ruota intorno alla splendida location che abbiamo trovato. Anche altri proprietari di altri punti vendita di Cibo hanno tentato disperatamente di boicottarci per potersi inserire loro nel progetto imprenditoriale ma al momento stiamo reggendo ogni attacco anche se non per molto. Crediamo infatti che se non riusciremo ad avere i soldi per la fine della prossima settimana l'ufficio possa decidere di dare ad altri la possibilità di acquistare Hutt Street. La povera Ori, l'unica tra noi due che possa parlare con le banche visto il mio inglese, sta lottando contro il tempo e si sta facendo seguire da professionisti esterni da Cibo per evitare possibili "contagi" dannosi alla nostra attività. Dopo aver creduto, sbagliando, su persone consigliateci per l'ottenimento del mutuo, adesso pare che siamo sulle strada giusta per avere i soldi in 10 giorni massimo. Ci auguriamo che lunedì mattina al meeting questo tempo possa essere sufficiente ai ragazzi di Cibo e al nostro partner in affari.... anche perché la salute comincia ad andarsene per lo stress.
Rate this blog entry:
Continue reading
110 Hits
0 Comments

Riparte il blog .... almeno ci provo :-)

Dopo diversi tentativi di ripresa ci provo nuovamente utilizzando questa piattaforma di Google. Speriamo di riuscirci :-) Molteplici i motivi che mi stanno portando ad un nuovo tentativo. Primo tra tutti la paura di perdere ciò di più caro al mondo che i miei oltre vent'anni di radio mi hanno regalato: la capacità di comunicazione. Mi sono accorto infatti che vivere in un paese estero dove si parla una lingua diversa da quella di origine ti porta piano piano a perdere l'abitudine dell'utilizzo di certi termini quotidiani. E per uno come me è gravissimo. Devo assolutamente riprendere a scrivere in italiano per non rischiare di perdere il mio preziosissimo bagaglio culturale. Ho infatti un importantissimo compito da svolgere: riuscire a trasmettere ai miei figli ciò che ho imparato. Ho un incubo ricorrente: sentire i miei bambini parlare perfettamente inglese ma anche un orribile Italo-anglo-tosco-campano. No per favore. Il mio sogno è invece quello di sentirli parlare fluidamente e perfettamente entrambe le lingue e per l'italiano corretto hanno solo me. In Australia, saper parlare bene italiano ha un valore enorme e può servirti in qualsiasi momento. La maggior parte dei "figli di italiani" che vivono quaggiù hanno perso questo tesoro e ciò che gli rimane è un residuo povero povero della nostra lingua. Ecco quindi la ragione principale del mio ennesimo tentativo di ripresa del blog. Un altro motivo è sicuramente dovuto al fatto che dopo un anno e mezzo di routine quotidiana passata soltanto a pensare al lavoro e a "rimpinguare le casse" prosciugate dall'ultima disgraziata avventura italiana, finalmente stiamo tornando a realizzare qualcosa di interessnte nella nostra vita. Qualcosa che merita essere raccontato visto l'enorme interesse intorno all'Australia e alla creazione di un business in questo paese. Ultimo, ma non meno importante motivo della ripartenza, è la mia famiglia italiana, mia mamma, mio babbo e mia sorella. Non scrivendo più il blog mi ritrovo a dover raccontare loro la mia vita nella nostra unica chiacchierata settimanale su Skype con la conseguente e inevitabile perdita di informazioni importanti. Il blog, che racchiude oltre ai fatti anche le mie emozioni, riesce meglio a riportare gli eventi e la mia vita in questo complicato paese. Il blog, come del resto avevo ampliamente spiegato al suo inizio 4 anni fa, serve anche per questo.
Chiedo scusa anticipatamente per come verranno esposti certi concetti perché dopo quasi due anni senza scrivere niente avrò sicuramente perso qualcosa. Ci vorrà del tempo per riprendere a farlo decentemente. Prima di ricominciare però credo sia inevitabile un riassunto dell'ultimo anno e mezzo di vita. Ci proviamo.
Rate this blog entry:
Continue reading
88 Hits
0 Comments

Qualcosa bolle in pentola

Senza ombra di dubbio ne sono successe di cose dall’ultimo post scritto su questo blog. Sarebbe alquanto lungo e complicato anche solo cercare di riassumerle in un unico racconto e l’unica soluzione credo sia quella di parlarne piano piano quando ci sarà occasione. Purtroppo con due bimbi in casa è davvero difficile ora come ora permettersi di stare anche un’oretta indisturbati davanti al mac. Allo stesso tempo non so perché proprio oggi abbia deciso di ricominciare dopo tanti mesi di assenza da queste pagine, probabilmente perché sto approfittando del sonnellino mattutino di Mattia e dell’autonomia di Diego nei suoi giochini. Vediamo se dura. Avrei molto bisogno di scrivere, ho molti pensieri in testa e buttarli giù su questo blog mi aiuta a stamparli indelebilmente e a fare chiarezza. Dunque. Dopo un anno di duro lavoro al bar a Norwood siamo arrivati finalmente ad una svolta. L’esperienza sulla Parade (la strada dove si trova il Cibo dove lavoro) è stata importante e mi ha insegnato diverse cose. Innanzitutto cosa significa lavorare in un team in Australia, le problematiche legate alle differenze di personalità e caratteri. Non potete neanche immaginare quanto sia diverso dal farlo in Italia. La moltitudine di background culturali presenti in questo paese rende sì affascinante cercare di uniformare il lavoro di uno staff ma allo stesso tempo rende l’impresa molto più complicata e necessita sicuramente molta più attenzione. Questo argomento è stato al centro di un’accesissima discussione avuta con David, il titolare del Cibo dove lavoro. Premetto che nel corso dei mesi sono diventato “team leader” (capirai) il ché mi rende responsabile del negozio quando lavoro in assenza del titolare. La scorsa settimana abbiamo litigato abbastanza duramente davanti ai clienti (per volere di lui, non certo mio) perché mi sono incazzato con una persona del suo staff definita “preferita” (uno dei suoi cocchi per intendersi). Chiunque lavori con noi è a conoscenza del fatto che esistono due gruppi di persone nello staff. Uno spudoratamente preferito da David, che lavora full time, e un altro composto da ragazzi che lavorano solo alcune ore la settimana. “E’ normale” penserà qualcuno, certamente, ma la cosa si complica quando qualcuno dello staff “preferito” approfitta del suo ruolo per lavorare di meno o per starsene a chiacchierare durante i momenti “busy” della giornata. Il fulcro della discussione era proprio questo. Si, sono d’accordo che potrei farmi i cazzi miei e pensare soltanto alle mie ore per portare i soldi a casa, ma chi mi conosce bene sa che non potrei mai fare qualcosa senza estrapolarne almeno un minimo di passione nel farla e questo mi porta inevitabilmente a incazzarmi quando vedo la gente commetterne evidenti errori dovuti alla pigrizia mentale. Il bar ha innumerevoli problemi, molte cose non sono organizzate e molte altre fatte malissimo. Diversi sono i clienti che si sono lamentati e molti altri che nel corso del tempo hanno deciso di non venire più da noi. Nonostante questo il titolare continua a contare i suoi lauti guadagni dovuti per lo più alla fortuna di avere una location formidabile e dei prodotti comunque discreti (grazie a mio cognato e agli altri soci che gestiscono la pasticceria che rifornisce l’intera catena). Fatto sta che alla fine ci siamo chiariti (insomma, più corretto dire che ho lasciato perdere “io” perché lui non vuole assolutamente saperne anche solo di discutere sulle sue metodologie di gestione dell’attività). Chiaro però che sono stanco di dover lavorare per chi rema contro ed era inevitabile una separazione imminente (così speravo). Fortuna vuole che pochi giorni dopo abbiamo ricevuto un’attesissima telefonata. Era Pan, il greco che possiede il 50% del bar dove lavoro e il 100% di quello che si trova ad Hyde Park, su King William Road. La telefonata era per comunicarci che era arrivato il momento che aspettavamo. Due mesi fa infatti, durante un meeting con lui, io e mia moglie avevamo ufficialmente dichiarato il nostro interesse ad acquistare parte delle sue quote proprio del punto vendita del quale possiede il 100%. Entro pochi giorni tutti e due ci sposteremo nel nuovo punto vendita (che tanto nuovo non è visto che è uno degli storici della città) e cominceremo a tastare con mano le varie problematiche dell’attività per cercare di riportarla ai vecchi splendori (è stato uno dei bar più redditizi dell’intera catena fino a poco tempo fa). Tutto ciò avverrà per piccoli passi anche perché al momento ad Hyde Park è operativo un manager che andrà liquidato, piano piano, senza danni per nessuno. E’ l’inizio di una nuova sfida che spero di poter raccontare piano piano su questo blog. La vita in Australia prosegue bene e sento che finalmente dentro di me qualcosa sia cambiato (mi riferisco al fatto di non riuscir ad accettare questa terra come quella in cui dover vivere). Sia chiaro, l’Italia rimarrà sempre il posto dove vorrei i miei figli crescessero ma al momento credo che questo progetto sia inattuabile e qualcosa mi dice che le problematiche che avete adesso nello stivale rimarranno presenti ancora per diversi anni (soprattutto se non cambierà subito chi governa il paese). Non mi piace la società australiana e la sua cultura per me è povera rispetto a quella europea, ma la qualità di vita è nettamente migliore. Non passa un singolo giorno in cui non pensi che qualcosa possa cambiare in futuro, che il paragone non sia sempre così schiacciante a favore della terra dei canguri, per i miei figli almeno, che si meritano l’Italia. Nonostante questo sento di aver una gran voglia di cercare di costruire qualcosa di serio, una nostra attività imprenditoriale in questo paese, e il momento sembra essere finalmente arrivato. Tante altre cose avrei da raccontare. Molti amici e molte nuove figure sono entrate nelle nostre vite.... piano piano cercherò di raccontarle ....Diego e Mattia permettendo :-)))
Rate this blog entry:
Continue reading
82 Hits
0 Comments

Cappuccini in Australia

Torno a scrivere due righe sul blog dopo più di due mesi. Riguardando l'archivio infatti vedo che l'ultimo post risale a quando abbiamo trovato casa nuova. I motivi che mi hanno tenuto lontano dal sito sono semplici: poche cose significative da raccontare ma soprattutto Diego che non mi lascia mai un po’ di momenti per me catturando continuamente la mia attenzione ogni volta tenti di mettermi al mac. Inoltre avevo bisogno di un assestamento generale. Il nuovo trasferimento in Australia, come immaginavo, ha avuto i suoi effetti ritardanti :-) nel senso che ci vogliono diverse settimane per raggiungere la consapevolezza di quello che si è fatto. Spiego questi concetti anche per preparare le persone che mi contattano quotidianamente dal sito Vita in Australia perché interessate a costruirsi una nuova vita da queste parti. Già, perché come ampiamente detto in passato, venire in Australia come immigrati con lo scopo di rimanerci per sempre è davvero molto diverso dal venirci in vacanza per tre settimane. Sapere che tornerai presto a casa tua, tra le tue mura, i tuoi familiari, i tuoi oggetti e la tua vita sociale di sempre, ti fa vedere tutto con occhi completamenti diversi e sicuramente meno obiettivi. Appena esci dal terminal dell’aeroporto trovandoti a contatto diretto con la splendida aria limpida australiana la sensazione di essere lontano da casa (in tutti i sensi) è molto forte e non sempre positiva. Insomma, non è come prendere un volo della Ryanair per andare a Londra dalla quale puoi tornare a casa anche per i weekend a trovare i tuoi. Qua ci sono due giorni interi di volo che ti separano dall’Italia ma soprattutto ci sono biglietti aerei da 1200/1400 euro. Per questo motivo consiglio sempre e tutti di entrare nel paese da porte secondarie, da città più piccole che ti permettono indubbiamente di creare una sorta di cuscinetto, o camera di decompressione, per l’adattamento e l’assorbimento del radicale cambiamento di vita in corso. Poi credo che questo alla fine dipenda moto anche dall’età che si ha e da ciò che si lascia in Italia, è chiaro. A 20 anni si è più spregiudicati o si mettono in gioco molte meno cose e per questo motivo si possono vivere le esperienze con più serenità. A 36 anni no. A 36 anni, con moglie, figlio e un altro in arrivo non puoi più permetterti di sbagliare. Insomma, indietro non si può tornare. Tornando alla vita in Australia. Il lavoro al bar va avanti. Adesso sono alla macchina del caffè e questo ha sicuramente migliorato le cose. Chiariamo subito che fare i caffè in un coffè-shop all’estero non è minimamente paragonabile col farlo in Italia, dove sicuramente è molto più “normale”. In Italia si fanno gli espressi, si beve caffè nero e il latte soltanto la mattina per far colazione. Soprattutto si entra in un bar per bere e andarsene subito. Qua no. Qua l’ingrediente dominante è il latte. Sapete quanto ne consumiamo al bar dove lavoro io ? Circa 200 litri al giorno. Gli australiani bevono cups grandi da 0,4 con la stessa frequenza con cui noi beviamo un espresso. Che fuori sia freddo o 40 gradi, che sia mattino o dopo pranzo non rinunciano mai alla loro tazzona di latte. Che poi non amano mandarla giù in fretta come facciamo noi con i cappuccini la mattina. A loro piace gustarsela con molta calma fino al punto di finirla quando ormai il latte è diventato freddo e un liquido senza schiuma. Una schifezza insomma. Proprio per questo motivo non possiamo scaldare il latte come lo si fa in Italia. Questa loro voglia di gustarselo lentamente infatti comporta la preparazione di un latte MOLTO caldo, ad almeno 70/75 gradi, e quando ce lo chiedono, spesso, anche di più. E’ chiaro che a queste temperature è difficile mantenere il latte cremoso come da noi e il risultato è che spesso si ritrovino a bere latte con la consistenza dell’acqua. Ma se va bene a loro. Sul caffè invece sono critici. Sul caffè c’è da fare attenzione. L’espresso non lo beve quasi nessuno e quei pochi che lo fanno hanno certamente un background italiano. Provo a farvi una classifica delle tipologie di caffè che si bevono da me, in ordine dal più popolare al meno “gustato”.
  1. 1)Latte (è un caffèlatte sul bicchiere di vetro servito con un centimetro di schiuma, si piazza a metà tra il cappuccino e il Flatwhite che invece è con pochissima schiuma)
  2. 2)Cappuccino (come da noi con una spolverata di cioccolato sopra, chi lo chiede è perchè vuole un caffè latte con più schiuma, circa 1 cm e mezzo, e più cremoso)
  3. 3)Flatwhite (uguale al cappuccino, stessa tazza, ma senza cioccolato e con pochissima schiuma, circa mezzo centimetro)
  4. 4)Longblack (sulla tazza del cappuccino è il caffè nero più bevuto. E’ fatto con acqua calda per 3/4 e uno shot di caffè espresso sopra. Lo shot non è completo di 25 secondi come nei cappuccini o nell’espresso classico ma di soli 15”)
  5. 5)Hot Choccolate (2 cucchiai di cioccolato in polvere sul fondo e latte caldo)
  6. 6)Macchiatone (è la metà di un latte. Chiamato anche HALF LATTE. Servito in un piccolo bicchiere di vetro)
  7. 7)Chai latte (è una caffè latte al sapore di cannella. Molto popolare viene servito sul bicchiere di vetro e viene fatto con un paio di cucchiai di polvere specifica e latte caldo)
  8. 8)Vanilla latte (è come il Chai sopra ma al sapore di vaniglia)
  9. 9)Mochaccino (e’ come il cappuccino ma oltre al caffè, prima di versare il latte, mettiamo un cucchiaio di cioccolata in polvere)
  10. 10)Cibocino (è un cappuccino al sapore di nocciola. Oltre al caffè, prima di versare il latte, mettiamo una crema di nocciola fatta dalla nostra pasticceria)
  11. 11)Macchiato (è un espresso macchiato con la schiuma del latte. Si serve nelle tazzine piccole e può essere short e long. Quest’ultimo ha la schiuma fino in cima alla tazzina)
  12. 12)Espresso (il nostro classico caffè. Servito nelle tazzine piccole precedentemente riscaldate. Il caffè, per prendere la giusta quantità di miscela, deve uscire in 25 ml in 25/30 secondi, altrimenti va buttato e rifatto)
  13. 13)Vienna coffè (sempre nella tazza dei cappuccini può essere bianco o nero. Bianco ha come base un Flatwhite mentre il nero ha il Longblack. Entrambi vengono serviti con una notevole quantità di panna montata e una spolverata di cioccolato in polvere)
  14. 14)Vienna Choccolate (uguale a sopra ma con una Hot Choccolate come base)
  15. 15)Americano (è servito in tazza piccola, 3/4 d’acqua calda e uno shot di caffè. In pratica è un Longblack piccolo)
  16. 16)Marocchino (è un macchiato con una spolverata di cacao amaro, su tazza piccola)
  17. 17)Zabaccino (come il cappuccino ma al sapore di uova e marsala, simile allo zabaione)
  18. 18)Cioccolata italiana (è la cioccolata in tazza come la conosciamo noi. A differenza della Hot Choccolate è molto più densa e dolce)
Vi risparmio l’elenco di tutte le tipologie di caffè freddi. Ce ne sono altrettanti. Ognuno dei caffè sopra descritti può essere preparato in diversi bicchieri: piccolo, medio, grande, in tazze, in bicchieri di vetro o di cartone per il take away. Diverse anche le varianti per il caffè e il latte: soya (molto popolare), weak (poco caffè), strong (forte), double (doppio shot di caffè), decaf (decaffeinato), hot (più caldo), warm (tiepido), extra shot (uno shot di caffè in più) e soprattutto SKIM milk (il parzialmente scremato, ormai richiesto quanto quello intero). Immaginatevi il numero di combinazioni esistenti e il numero dei clienti contemporanei ogni giorno. Quella che ne viene fuori è una situazione incredibile dove sbagliare è davvero facile. E dal momento che quando il bar è pieno il cliente aspetta anche 15/20 minuti per il caffè, se sbagli non rimane certo molto contento. In conclusione fare i caffè è molto più divertente all’estero che in Italia. Più impegnativo di sicuro. Le nostre due macchine sono costantemente accese a produrre shot coffè uno dietro l’altro per tutto il giorno e anche per questo motivo vi assicuro che quello che viene fuori è davvero molto buono. La polvere è una miscela creata apposta per noi (con il nostro marchio, in vendita anche da macinare per i clienti) 100% arabica. Le paghe dei baristi in Australia sono uguali a quelle degli altri dipendenti del bar. Siamo sui 10 euro all’ora nei giorni feriali fino alle 18, si sale se si lavora la sera e il sabato, il doppio la domenica. Due settimane fa, perchè ho lavorato in un giorno di festa nazionale, ho preso 455 euro per 5 giorni di lavoro.
Spero che queste informazioni siano d’aiuto a chi stia pensando di venire a vivere in Australia a fare questo mestiere.
Rate this blog entry:
Continue reading
92 Hits
0 Comments

Abbiamo casa

Questa è una buona notizia. La settimana scorsa avevamo fatto un’offerta per una casa in affitto che avevamo visitato a Glynd, un quartiere a metà strada tra casa dei miei suoceri e Norwood dove lavoriamo io e Orietta. Questa settimana abbiamo firmato il contratto e il prossimo weekend potremo entrarci. Finalmente. E’ dal 31 gennaio che io, Orietta e Diego dormiamo a casa di altri (tra i miei genitori e i miei suoceri) e non ce la facevamo più. E’ molto carina. E’ una villettina a un piano, stretta ma lunga :-). Appena si entra c’è sulla sinistra la main room, la camera da letto mia e di Orietta con cabina armadio che sfocia nel bagno della camera. Proseguendo per il corridoio sulla destra c’è la porta per il garage e altre due camere da letto più piccole e un altro bagno grande per tutti. Ad un certo punto il corridoio si allarga per formare un’altra stanza e alla fine sfocia nel soggiorno e cucina grande con vetrata enorme sul giardino. E’ davvero bella e sono convinto che alla fine ci dispiacerà lasciarla. Purtroppo ancora non possiamo comprarla, devono infatti passare sei mesi prima che la banca ti conceda un mutuo; devono infatti verificare una certa continuità di denaro in entrata sui nostri conti. Finalmente anche quello sta rientrando in modo continuo. Il lavoro va bene, mi diverto sempre, soprattutto adesso che ho imparato a stare alla macchina del cafè. La prossima settimana lavorerò un po’ di più fortunatamente. Abbiamo un casino di spese e francamente i soldi ancora non ci bastano per fare quello che dobbiamo. 2000 dollari se ne vanno per la casa come caparra, 700 dollari come anticipo dell’affitto (due settimane). Prima di partire per l’Italia avevamo messo i nostri mobili e i nostri elettrodomestici in uno storage a pagamento e adesso per tirarli fuori ci vorranno 800 dollari. Come se non bastasse sta arrivando la nostra roba con la nave dall’Italia. La prossima settimana in teoria dovremmo andarla a ritirare e il costo sarà certamente oltre i 1000 dollari. Boh...   vedremo. Fortuna che guadagniamo bene. Speriamo che la ditta di trasporto possa aspettare una settimana in più. Domani è Pasqua. In realtà da noi era festa anche ieri, venerdì Santo. Festa nel senso che tutti i negozi erano chiusi. Oggi riaprono per dare modo di comprare la roba da mangiare a chi deve preparare i pranzi di Pasqua. Argomento terremoto. Molti mi chiedono come la notizia sia trattata dagli organi di stampa da queste parti. Beh c’è stato ampio spazio. Tutti i Tg australiani ne hanno parlato con ampi servizi e inviati in Italia. Anche sulla carta stampata si trovavano pagine dedicate all’evento e fa un certo effetto aprire i giornali quando si è così lontani dal proprio paese e leggere di questi fatti tragici. Io comunque la penso sempre allo stesso modo. In Italia c’è un responsabile della protezione civile non all’altezza delle situazioni. Vabbeh. Non mi manca l’Italia questa volta. Certo, mi mancano i miei genitori, tanto, ma non mi manca per niente il paese a differenza di quando venni in Australia tre anni fa. Sto bene qua, le cose funzionano e c’è spazio per tutti. In Italia sembra davvero di vivere tutti appiccicati l’uno all’altro (non mi riferisco al lato fisico). Ognuno spinge l’altro per farsi strada e si ha sempre la sensazione che certi privilegi siano solo per certe persone. In Australia è totalmente diverso da quello che ho potuto constatare. I servizi funzionano e il governo mantiene le promesse. L’altra settimana ho chiesto il rimborso delle tasse e in due settimane mi ritroverò sul conto 800 dollari. E’ anche vero che se qua non paghi qualcosa non è come in Italia che la tua pratica va alle calende greche. Qui anche per un debito di 10 dollari si può finire in tribunale, anche se alla fine al creditore costa più del credito che vanta su di te. Per questo motivo tutti pagano e il sistema funziona. Non è una questione di destra o di sinistra. In Italia dovremmo provare a dar fiducia ad una persona diversa, uno giovane o per lo meno non anziano, che sappia quali siano davvero i problemi pratici del paese, quelli di tutti giorni, ma soprattutto che non abbia conflitti di interessi e che non sia al comando di TUTTE le tv e organi di stampa del paese (potere ENORME per condizionare il popolo). Uno alla Obama per intenderci. Lo so. Siamo troppo sognatori.
Rate this blog entry:
Continue reading
87 Hits
0 Comments