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Vi racconto 10 anni della mia vita in Australia. Continua il blog cominciato nel 2006 al mio arrivo definitivo nel South Australia. 

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Un nuovo mestiere

In attesa di poter riversare tutta la nostra creatività e passione nel nostro nuovo progetto imprenditoriale è proprio quello che sto imparando: un mestiere nuovo. Se qualcuno mi avesse detto che in Australia avrebbero insegnato ad un italiano a fare i cafè di qualità non ci avrei mai creduto. Magari il contrario. Invece è proprio quello che sta succedendo. Mentre fino ad ora la mia presenza a Cibo di Norwood si limitava a stare alla cassa per i clienti o a servire le paste e i panini oltre che andare in giro per i tavoli, adesso invece la cosa si fa più seria. Dovete sapere che da l’ultima volta che ho lavorato in questo bar, due anni fa, molte cose sono cambiate. Non c’è più lo stesso staff di persone e soprattutto manca un vero e proprio manager. C’è il titolare, David, che però lavora soltanto la mattina. Il pomeriggio, quando lavoro io, non c’è più nessuno che possa in qualche modo prendere sul serio le redini del locale (che è sempre pieno di gente, anche la sera fino a chiusura). Di solito siamo in tre o quattro persone. Gli altri sono tutti ragazzi dai 20 ai 24 anni. Io chiaramente sono il più anziano oltre che conoscere meglio di tutti il progetto del franchising di Cibo. Ho intuito qualcosa da certi discorsi di David riguardo un incarico di responsabilità per me fino ad ora frenato soltanto dal mio “inglese” titubante e il presentimento si è fortemente rafforzato quando ieri mi ha mandato a fare 4 ore di training intensivo per fare i caffè (con questo termine si intendono anche i cappuccini e tutti i loro numerosi derivati). Un manager DEVE saper stare alla macchina dei caffè. Mi sono così recato nei locali di una grossa azienda partner di Cibo, RIO COFFE. E’ una compagnia molto popolare in città che oltre che rifornire tutti i Cibo del caffè necessario è anche una compagnia che si occupa di importare tutti i prodotti italiani più popolari in Australia: dall’acqua Panna, alla San Pellegrino e via dicendo. Il titolare si chiama Fulvio, un signore sulla sessantina che dalla Valtellina si è traferito ad Adelaide negli anni sessanta. In queste stanze si svolgono i training per i baristi di Cibo. Mi ha accolto Ben, un ragazzo australiano che al momento si occupa di insegnare ai ragazzi. Figuratevi la mia diffidenza iniziale. Poteva un australiano insegnare a fare i caffè ad un italiano ? Beh, signori, certo che può succedere. Vi assicuro che al termine delle 4 ore di corso posso dire con estrema sicurezza che quel ragazzo è molto in gamba e le tecniche che ho imparato non le ho MAI viste mettere in pratica da NESSUNO dei bar dove ho fatto colazione in Italia. Sulla qualità di certe operazioni nei locali di Cibo ero rimasto colpito già due anni fa e avevo già all’epoca notato moltissime differenze con le metodologie italiane (molto più approssimative purtroppo). Ho avuto la conferma ieri. Dovete sapere che in Australia il caffèlatte è qualcosa di molto importante. Un giorno proverò a riportarvi le cifre dei consumi giornalieri nel nostro locale ma vi assicuro che sono impressionanti. Per farvi capire: da noi ci sono due macchine del caffè, 6 gruppi da due, tre persone la mattina solo a fare caffè più una a scaldare il latte. Attesa minima per un cappuccino dall’ordine: dai 10 ai 15 minuti. Le cose da raccontarvi su quelle 4 ore di training sarebbero tantissime e non sarei in grado di riassumervele adesso ma ho imparato tantissime cose. Ad esempio non sapevo niente della calibrazione delle macchine. Ogni tanto, durante la giornata e soprattutto al mattino, si deve controllare la macinatura del caffè. Premetto che da noi il caffè non rimane mai macinato dentro il dosatore come avviene invece nella maggior parte dei bar in Italia. Il dosatore infatti è sempre vuoto. La dose di caffè viene macinata all’istante, appena un cliente ne chiede uno. In questo modo il caffè è molto più profumato e l’aroma viene condizionato. Per calibrare la macchina si prende un bicchierino di vetro con misuratore, si prepara il caffè e questo deve scendere dosando un quantità di 25ml in 25 secondi cronometrati (con 5ml e 5” di scarto). Se ciò non avviene si deve cambiare la macinatura del caffè (o più grossa o più fina). Se infatti il caffè non scende nei tempi giusti chiaramente si ottiene o un caffè annacquato o troppo forte. Questa operazione viene ripetuta più volte al giorno. Uno “short black” o “espresso” è composto proprio da una di queste dosi chiamate SHOT COFFE. Un “ristretto” deve invece essere tenuto dai 15” ai 20”. Ogni ora tutti i gruppi delle macchine devono essere lavati con acqua fredda senza sapone. Il latte invece viene scaldato con un indicatore di temperatura all’interno. Dobbiamo tenerlo sotto il vapore fino ai 55 gradi in modo che il latte termini il “riscaldamento” a 65/70 gradi (temperatura esatta per poterlo servire). Il primo “versamento” va per i cappuccini (quelli con più crema e schiuma), il secondo per i Caffèlatte e gli ultimi per i Flatwhite (che vengono serviti nelle stesse tazze dei cappuccini ma hanno meno crema e quindi il caffè è più diluito nel latte, più leggero insomma). Poi ci sarebbero i macchiatoni (un caffèlatte in bicchiere più piccolo che avendo però la stessa quantità di caffè alla fine risulta essere più forte). Inoltre ci sono le diverse misure delle tazze, soprattutto quelle classiche di carta per i takeaway. Se devi preparare un cappuccino “grande” (che sarebbe la misura media) devi mettere DUE SHOT COFFE. Se un cliente nello stesso cappuccino vuole un EXTRA SHOT COFFE devi mettere DUE SHOT COFFE e un RISTRETTO SHOT (in pratica due shot da 25” e uno da 15”). Infine c’è l’”ALTO” size, quasi mezzo litro di latte, che ha però solo due shot coffe (quindi molta più quantità di latte ma la stessa di caffe di un GRANDE  SIZE). E’ davvero affascinante districarsi in mezzo a tutte queste numerosissime varietà di caffè. Pensate però quanto deve essere complicato ritrovarsi la mattina in mezzo a decine e decine di ordini contemporanei da accontentare rischiando di sbagliare le quantità di caffè e di latte. E non crediate che gli australiani siano di bocca buona. Se sbagli qualcosa o se il latte è troppo caldo non esitano un attimo a riportartelo indietro. Per adesso comunque proverò a farne alcuni in momenti di assoluta tranquillità (tipo quando c’è un ordine soltanto) ma per arrivare a stare alla macchina la mattina dovranno passare comunque 3 o 4 mesi. Speriamo davvero che il ruolo di responsabilità arrivi sul serio. Questo comporterebbe uno stipendio di 50 mila dollari l’anno per 5 giorni la settimana. Insomma, non male. E credo potrei resistere un po’ di più a lavorare la dentro no ? :-)
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Ritorno al lavoro

Infatti. Questa è la seconda settimana di lavoro ripreso dopo il nostro rientro in Australia. Finalmente oggi abbiamo ricominciato a riempire il nostro conto australiano (fermo ormai da un anno e mezzo). Sono infatti arrivati i soldini della prima settimana di lavoro (anche se nel mio caso erano soltanto 10 ore). In Australia, come già detto ampiamente, gli stipendi sono settimanali (come gli affitti del resto) e la cosa è di gran lunga più comoda rispetto alle mensilità italiane. Avendo i soldi una volta alla settimana credetemi diventa più semplice amministrarli e arrivare alla fine del famigerato “mese” :-)) Sono state dunque 10 ore al bar, come dicevo, e la mia busta paga prevedeva quindi un lordo di 226 dollari (114 euro) che al netto delle tasse sono diventati 190 dollari (97 euro), ovvero quasi 10 euro netti all’ora. Presto inserirò un articolo in home page nel sito dove spiegherò in dettaglio le paghe base nel paese (visto l’enorme interesse dietro questo argomento) come del resto avevo già fatto in passato, ma ci sono stati degli aggiornamenti e gli stipendi sono aumentati (e le tasse diminuite). Il lavoro procede bene, direi molto meglio di due anni fa. Lo staff è cambiato e mi sono trovato molto meglio. Poi è come se avessi la sensazione di essere rispettato di più. Sarà che forse gli altri sanno che ho già lavorato in quel posto e per questo mi ritengono più esperto (anche se in realtà non lo sono). Dopo la prima settimana di “rispolvero” sono tornato subito a contatto con i clienti alla cassa ed è stato piacevole ritrovare le mie vecchie conoscenze che molto gentilmente mi hanno chiesto che fine avessi fatto. Insomma, tanti sorrisi e cordialità da un popolo che avrebbe tanto da insegnarci. L’altro giorno Orietta, che per adesso lavora anche lei al bar ma in orari diversi, mi ha detto che al suo primo giorno diverse persone che incontrava al mattino presto prima di iniziare il lavoro la salutavano molto cordialmente. Cosa mai avvenuta in Italia del resto. Non sono luoghi comuni ma verità significative secondo me. La cordialità, i sorrisi, il rispetto del prossimo sono più comuni quaggiù. Sarà anche per il fatto che la gente non è stressata come noi e questo sicuramente aiuta. Vedremo dunque cosa mi porterà questa nuova avventura lavorativa. Continuiamo intanto la ricerca di una casa in affitto. Non è facile come acquistarle in questo periodo e ogni volta che ne troviamo una non facciamo in tempo a fare l’offerta che già ci sfugge. Comunque tanto per rendere l’idea una casetta singola con giardino, garage, tre camere da letto, soggiorno, cucina, lavanderia e due bagni viene sui 340 dollari a settimana (170 euro). La caparra da lasciare è di sei settimane. Oggi lavoro dalle 12.30 alle 17.30 e comincia un weekend importante, quello delle corse. Ricorderete infatti che fino alla metà degli anni 90 la Formula 1 si correva nel circuito cittadino di Adelaide. Poi è passato a Melbourne. Da quell’anno qua in città hanno deciso comunque di ospitare almeno la tappa delle Clipsal 500 www.clicpsal500.com.au ) ripristinando il vecchio circuito di Formula 1. Il rombo dei motori è talmente assordante da sentirsi in tutta la città o quasi. Oggi io e Orietta ne abbiamo approfittato per occuparci di un po’ di cose burocratiche. Ho rinnovato la patente ad esempio. Ho pagato 40 dollari per un anno ma potevo pagarne 60 per due. Sono stato poi in città nel palazzo dell’immigrazione per ultimare la procedura della residenza definitiva. Mi hanno quindi inserito nel passaporto italiano il bollo che mi permette di rimanere in Australia quanto voglio. Ho infine ritirato la nuova carta Medicare, la tessera sanitaria. A questo punto sono apposto. Siamo anche passati dalla banca a mettere ordine nei nostri conti. Ho una Carta di credito Visa che funziona anche da bancomat (come in Italia). Avendo due conti a me intestati però il bello è che posso scegliere ogni volta su quale conto addebitare la spesa (Check, Savings o Credit per utilizzare il fondo della Visa). Che altro ? Abbiamo preso una multa per aver lasciato l’auto troppo a lungo in un parcheggio dove il massimo consentito era due ore: 20 dollari (10 euro). Oggi la benzina era scesa nuovamente a 1 dollaro e 19 al litro (circa 60 centesimi di euro). Ho comprato 10 litri di acqua a 3 dollari e 99 (2 euro). In Italia la Sant’Anna viene 35 centesimi ogni litro e mezzo quindi siamo sui 2 euro e 50 per 10 litri, poca differenza. Abbiamo invece speso abbastanza per pranzare da Cibo, dove lavoriamo. Due piadine, due tramezzini, un dolcetto piccolo per Diego, una Sanpellegrino da 0,250 e un’Acqua Panna da 0,5 circa 16 euro. Ora usciamo e portiamo Diego a fare l’ultimo vaccino che avrebbe dovuto fare già da tempo ma che non abbiamo potuto effettuare perchè eravamo in Italia. Ho molto da raccontare ancora, molti altri particolari “tecnici”. Spero di riuscire a farlo più spesso. Intanto avrei bisogno di sapere da voi quanto arriva a prendere una persona che lavora al bar in Italia. Visto che non lo so con esattezza mi piacerebbe sapere le differenze effettive che ci sono con l’Italia.
A presto.
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Prime impressioni e consapevolezze

Sono passate due settimane ormai da quando siamo arrivati in Australia. Solo oggi ci hanno portato l’Adsl a casa. L’aspettavo così tanto. Internet per me è indispensabile. Fino ad ora scroccavamo una wifi aperta di un vicino di casa ma considerando che in Australia non esistono abbonamenti FLAT non mi sembrava il caso di continuare molto. E poi dai, non possiamo fare  gli italiani pure qua no ? :-)) Così questa mattina è venuto il tecnico della Telstra, la compagnia storica australiana (un po’ come se fosse la nostra Telecom) e con un’ora di lavoro ha portato un cavo direttamente dai piloni stradali alla casa dei genitori di mia moglie (stiamo da loro fino a quando non troviamo una casa nostra in affitto). Questo lavoro complicato lo abbiamo dovuto necessariamente fare perchè la normale Adsl non era disponibile, nel senso che sono terminate da tempo le connessioni (che sono limitate nel numero come in Italia del resto). Così hanno dovuto optare per forza al cavo (come la fibra di Fastweb per intenderci). Le connessioni Adsl in Australia purtroppo non sono come in Europa e costano molto di più. Come ho detto non esistono abbonamenti Flat ma devi per forza acquistare un quantitativo di giga per navigare. Noi ad esempio paghiamo 79 dollari (39 euro) per avere 12 giga mensili in un flusso veloce di 20 mega. Se li oltrepassi la connessione scende di velocità da 20 mega a 128k fino al rinnovo mensile. Puoi comunque fare quanti upgrade o downgrade desideri, passare da un abbonamento da 12 giga a 25 giga e poi tornare a 12 giga di nuovo senza obblighi. Basta che tieni l’abbonamento (anche minimo) per due anni. Insomma, da questo punto di vista sono rimasto delusissimo. Quando troveremo casa potremo trasferire l’abbonamento attivato oggi. Con lo stesso collegamento che ci hanno fatto possiamo ricevere la Fox Digital (la tv di Murdoch, lo stesso di Sky). Basta avere il box da collegare alla tv (senza parabola quindi) e un abbonamento alla tv digitale naturalmente. Non è stato facile. Non E’ facile. Il primo giorno soprattutto sono entrato in crisi piena. Ho pianto più volte al telefono con i miei genitori ripensando alle splendide tre settimane passate insieme con Diego. Mi mancava l’aria e ero pieno di angoscia e di paura di non farcela. Devo ringraziare Barbara, la mia cara amica di Firenze, che con poche parole ma sincere è riuscita a tirarmi su il necessario per andare avanti. E ora sono qui. A due settimane dall’arrivo ho completamente assimilato i problemi dovuti al cambio di fuso orario e sto bene, sereno. Questa sarà la mia prima settimana di lavoro. Anche se per due giorni soltanto tornerò al bar di Norwood, dove ho già lavorato due anni fa, e settimana dopo settimana farò sempre più ore. David, il titolare figlio di immigrati di Castelfranco Veneto, ci ha detto che se vogliamo può darci lavoro ad entrambi per 50 mila dollari l’anno ciascuno. Orietta ha iniziato oggi. Per i primi giorni uno di noi due dovrà stare sempre a casa con Diego. Anche se il piccolino sembra essere davvero felice quaggiù abbiamo deciso di non lasciarlo solo troppo presto. Dopotutto da quando siamo andati in Italia un anno e mezzo fa siamo stati sempre con lui tutti i giorni e ora si deve abituare piano piano a stare con i nonni a casa quando lavoriamo. Si, Diego è felice, con il cuginetto Alessio soprattutto sembra essere nato un affetto incredibile che manco io avevo mai visto in due bambini. Una delle prime notti ha voluto addirittura dormire nel lettone con lui (mai successo con nessuno prima). Corre per la casa, sta fuori in giardino, ieri siamo stati a pranzo da mio cognato al mare, ad Henley Beach, e il figlio di Claudio ha un sacco di giochini, compresa la “sand-box”, la zona di sabbia marina in giardino .... non vi dico Diego quanto si è divertito. Nonostante questo ricorda sempre i giorni passati con i nonni a Vernio. Appena gli faccio il verso della campanella della stazione ferroviaria lui se ne parte con un discorso lunghissimo dove racconta degli Eurostar, della Freccia Rossa, dei Merci e dei locali per Bologna che andava a vedere col nonno. Oppure quando vede un gatto parte in quarta a raccontare che tirava la coda alla Rosi (la gattina di mia mamma). Si vede che gli mancano tanto queste cose. Io rimango imbambolato quando fa così. Mi si stringe il cuore consapevole di quello che abbiamo fatto. Poi però la consapevolezza mi porta anche a rendermi conto di quanto fortunato sia questo bambino. Ha due genitori che si vogliono bene e dei nonni, da entrambe le parti, che farebbero qualsiasi cosa per lui. E poi alla fine di ottobre arriverà questo nuovo e immenso regalo che io e Orietta faremo a Diego. Una nuova vita che entrerà a far parte della nostra famiglia ... e questa volta lo sappiamo tutti dentro di noi anche se non abbiamo la certezza medica che sarà una bambina .... abbiamo già pensato al nome :-) Ma non ve lo dico ancora :-)
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Avventura cominciata 4

Finalmente l’Australia. Atterriamo a Melbourne alle 6.30 del mattino dopo solo 5 ore e mezzo di volo da Singapore. Purtroppo appena scesi dall’aereo il personale di servizio ci dice che dobbiamo necessariamente riprendere i nostri bagagli per poi riconsegnarli al check-in del volo interno. Non è una buona notizia. Abbiamo pochissimo tempo (un’ora circa) e dobbiamo fare la dogana e sperare in una consegna veloce dei bagagli. Conoscendo le procedure australiane nutro forti dubbi nella riuscita dell’impresa. Comunque ci proviamo. Arriviamo tra i primi al controllo passaporti con bagagli a mano e Diego in braccio. Finalmente la verifica se la mia residenza temporanea è ancora valida visto che non mi faccio vedere in Australia da un anno e mezzo. Tutto fila liscio senza un solo intoppo. Evidentemente mi stavano aspettando e ne avrò la conferma due giorni dopo quando mi arriverà a casa l’importante documento che attesterà mia mia residenza DEFINITIVA. Arriviamo quasi per primi al ritiro bagagli pregando che la consegna sia veloce ma soprattutto che le nostre valigie siano tra le prime. Infatti i nostri bagagli sono proprio tra i primi ad essere consegnati. Non siamo a Roma e qui si dà la precedenza a chi deve prendere voli interni. Peccato però che abbiano dimenticato il passeggino che avevamo consegnato alle hostess prima dell’imbarco a Londra. Maledetto passeggino. Più di mezz’ora per cercarlo e trovarlo. 20 minuti al volo per Adelaide e ancora dovevamo consegnare i bagagli al check-in. Prendiamo la nostra montagna di bagagli e ci dirigiamo di corsa verso l’entrata dell’aeroporto dove c’è il terminal Qantas. Ci precipitiamo al bancone e appena in tempo riusciamo ad imbarcare i bagagli. Altrettanto di corsa ci dirigiamo al nostro gate per prendere il piccolo 737-800, lo stesso utilizzato in Europa anche dalla Ryanair (mica tanto piccolo in realtà ma confronto al jumbo di prima sicuramente si.). Che bello. Siamo a bordo. Solo 50 minuti ci separano dalla fine della nostra lunga traversata. E’ davvero piacevole essere qua. Il sole è ormai alto e incredibilmente neanche mi accorgo del decollo. Tanto rilassata è adesso l’atmosfera che niente potrebbe accadere. Adesso fa davvero effetto vedere il personale dell’aereo portare in fretta la colazione perchè il volo è talmente breve da riuscire a malapena ad effettuare tutte le operazioni. Infatti non facciamo nemmeno in tempo a finire che già ci tolgono i piatti e il pilota comunica che siamo in discesa finale su Adelaide. Dall’alto notiamo Victor Harbor, le spiagge bellissime dove siamo stati due anni fa in una delle nostre gite domenicali. Il pilota si allarga sul mare. Atterreremo sulla 05. Visto il bel tempo probabilmente faremo un visual approach. Sulla 05 infatti non c’è ILS per l’atterraggio strumentale (solite seghe mentali ma quando uno è malato è malato .. stop). Tocchiamo terra, il pilota usa solo un poco di reverse poi fa scivolare volutamente l’aereo fino in fondo alla pista visto che è là che si trova il terminal. Liberiamo e ci portiamo al vicino gate Qantas del nuovissimo e bellissimo aeroporto internazionale di Adelaide. Mi è mancato molto. Quante giornate c’ho passato. Questa volta aspettiamo che tutti i passeggeri escano dall’aereo. E’ tutta gente d’affari che ha fretta di andare al lavoro. Non vogliamo intralciarli con i nostri numerosi bagagli da scaricare. E con Diego :-) Usciamo per ultimi. Prendiamo il ponte che ci porta all’interno della struttura. Guardo fuori e vedo quello che solo chi è stato in Australia può capire. La luce che rende tutto così incredibilmente definito. Le colline di Adelaide sono lontane ma sembrano chiarissime con questa luce. E’ una sensazione vagamente paragonabile a quando in Italia esce il sole dopo un forte temporale. Guardo in alto e vedo i familiari di Orietta che già la stanno abbracciando. Il loro sguardo ora è verso di me e Diego che mi porto in braccio. Stanco, esausto, disorientato ma estremamente felice per la fine del lungo viaggio mi dirigo verso la mia nuova Vita in Australia.
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Avventura cominciata 3

11 ore di volo effettivamente molto tranquille. Diego ha dormito per quasi tutto il viaggio e di turbolenze neanche l’ombra. Il volo è stato talmente privo di scossoni che abbiamo visto più volte passeggiare per i corridoi l’anziano pilota australiano che evidentemente aveva bisogno di sgranchirsi le gambe. E’ sempre così. Ai comandi di bestioni del genere non trovi mai piloti sotto i 50 anni se non come “secondi” e chiaramente questo trasmette sicurezza ai passeggeri. Quando si vola in paesi tropicali può sempre capitare di doversi trovare in situazioni dove c’è necessariamente bisogno di esperienza. Infatti cominciamo la discesa per l’atterraggio a Singapore quando il pilota ci comunica che un forte temporale stava imperversando sopra l’aeroporto e al momento gli atterraggi erano bloccati. Dovete sapere che in questi casi il controllore dell’aeroporto valuta il da farsi. Se il temporale sarà di lunga o imprecisata durata allora dirige tutto il traffico sull’aeroporto alternato che ogni pilota deve obbligatoriamente scegliere al momento della compilazione del piano di volo proprio per i casi come questi. Se invece le previsioni dicono che il temporale passerà entro pochi minuti allora si provvede e mettere tutto il traffico in arrivo in HOLDING. Ciò significa che ogni aereo viene messo a “girare in tondo” ad altitudini diverse. Quando un aereo viene autorizzato all’atterraggio esce dal “girotondo” e atterra, mentre gli altri in coda scattano di livello verso il basso. Come se l’Holding fosse un ascensore per scendere. L’aereo che si trova all’altitudine più bassa ha la priorità sugli altri. Chiaramente il tutto dipendentemente da quanto carburante è rimasto nei vari serbatoi. Dovete sapere inoltre che è cosa reale la polemica suscitata in America dalla Continentals che molte volte (troppe secondo gli enti che vigilano sulla sicurezza dei voli) dichiara emergenza per mancanza di carburante nei voli provenienti dall’Europa avendo così diritto di precedenza su tutti gli altri velivoli che stanno per atterrare. In effetti imbarcare carburante PRECISO per il volo da effettuare senza aggiungerne troppo in eccedenza fa risparmiare molti soldini alle compagnie. Provate però a pensare lo stress di un pilota che per esempio deve atterrare necessariamente al primo tentativo per mancanza di carburante in caso di maltempo o forte vento. Non potrà riattaccare e tentare una seconda volta. Insomma, i rischi sono altissimi e per questo esistono indagini giornaliere per capire i comportamenti delle varie compagnie. L’aereo turco caduto ad Amsterdam la settimana scorsa è sotto indagine anche per questa ragione. E in una situazione come quella nostra a Singapore dove un traffico deve consumare carburante in eccesso per l’attesa ? Cosa succede ? Beh, fortunatamente la Qantas è in crisi si, ma non quanto altre compagnie che devono rischiare incidenti per risparmiare sul carburante. Sta di fatto che il pilota ci comunica che siamo in holding a 10 mila piedi con 12 traffici prima di noi per l’atterraggio. Diego intanto è sveglio e molto agitato e non vuole stare legato con la cintura al seggiolino. Comincia a strillare e ad avere una forte crisi di nervi. Le gente intorno costretta a stare seduta ci guarda logicamente male perchè in quell’attesa il pianto isterico di un bambino crea fastidio ... e molto. Il pilota intanto non ci dice più niente e noi non possiamo far altro che guardare i continui giro tondi che il grosso jumbo deve compiere per l’attesa impostaci. Dal monitor davanti a me fortunatamente noto che ad ogni giro diminuiamo la nostra altitudine e da ciò intuisco che l’aeroporto è stato riaperto i gli atterraggi ricominciati. Meno male. Speriamo che il carburante adesso basti per arrivare alla pista :-) E come mai questo silenzio ? Perchè il pilota non ci dice che stiamo per atterrare ? Non sarà che magari in cabina c’è una situazione di forte stress per qualche motivo e noi non lo sappiamo ? Beh, chi ha una vera e propria fobia del volo come me pensa a tutte queste cose :-) Come sempre le mie paure alla fine risultano essere infondate e l’aereo passa tra gli squarci nuvolosi per il sentiero di discesa che lo porta al suolo dopo una mezz’oretta d’attesa. La pista è molto bagnata, segno che il temporale è cessato da poco ma il 747 atterra dolcemente senza nessuna complicazione. Siamo stanchi, molto, e in questo momento rimpiango la Cathay Pacific che nel suo viaggio verso Adelaide concede un giorno di riposo a Hong Kong prima della seconda parte del volo. Questo credetemi è decisamente meglio in quanto ti permette di dormire un po’ in albergo prima di rimetterti nella stretta Economy Class per altre 8 ore di volo. La Qantas invece fa soltanto uno scalo tecnico a Singapore, il tempo cioè di fare carburante e pulire un po’ l’area passeggeri. Per noi significa necessariamente prendere tutti i nostri bagagli a mano e scendere dall’aereo per un’ora soltanto. Di solito una situazione del genere non fa altro che bene alle ossa ma con Diego e tutti i nostri bagagli il dover ripassare tutti i controlli sarebbe risultato molto complicato. Il piccolo, poverino, si era appena illuso di essere arrivato a destinazione quando si è dovuto subito rendere conto di dover risalire nuovamente in aereo ... pensate alla sua reazione :-(( Muniti di un enorme quantitativo di pazienza che neanche noi sapevamo di possedere effettuiamo tutte le procedure necessarie per essere imbarcati di nuovo sullo stesso aereo appena lasciato. Nel corridoio di imbarco faccio conoscenza con un ragazzo di Montecatini che aveva da lontano sentito Diego chiamare “babbo” e che quindi aveva intuito di trovarsi a bordo con gente della “sua” Toscana. E’ piacevole sentir parlare il tuo dialetto quando ti trovi così lontano da casa. Mi racconta di essere diretto a Melbourne per lavoro. E’ nel commerciale di una grande azienda di Como che lo manda spesso in Asia. Si sarebbe solo soffermato in Australia per poi fare tappa definitivamente in Vietnam. Ci siamo accomodati ai nostri posti e dopo pochissimi minuti siamo decollati nuovamente senza nessun problema. Il monitor della mia postazione mi comunicava una piacevole notizia: solo 5 ore e mezzo ci avrebbero portato finalmente nella terra dei canguri, a Melbourne. Il tempo cioè di un film e un pranzo. Che bella la Qantas. nella programmazione del suo sistema di intrattenimento aveva inserito diversi film in italiano cosa che invece non fa quasi mai la cinese Cathay Pacific. Inoltre la Cathay inserisce il “demand” solo nella Businness la Qantas lo regala anche in Economy. Il “demand” è il sistema di film che parte quando vuoi tu. In pratica se voli con la Cathay i film partono tutti in automatico nello stesso istante quindi se ti perdi l’inizio sono cazzi tuoi. Con la Qantas invece scegli tu quando far partire i programmi che vuoi vedere. Per non parlare poi del cibo. Finalmente qualcosa mangiato con gusto anche in aereo. Come ho già detto il 747 australiano era chiaramente vecchiotto ma il servizio globale è stato di gran lunga migliore di quello della multi premiata Cathay. Anche questo volo è filato liscio liscio senza una sola turbolenza che abbia fatto accendere le luci delle cinture al pilota. All’alba dopo solo 5 ore da Singapore il pilota ci dice che avrebbe iniziato la discesa verso Melbourne, il tempo era nuvoloso ma senza pioggia o vento. Questa volta qualcuno aveva fretta di scendere e l’angolo di picchiata è stato notevole. Conseguenze per le orecchie ? Tante. Un male cane. Ma l’avvicinamento e l’atterraggio sono stati impeccabili. Ci portano al gate quando iniziamo a vedere le prime luci dell’alba. Siamo in Australia, non ancora arrivati, d’accordo,  ma possiamo toccare finalmente la terra che ci ospiterà per questa nuova avventura. Tra le tante cose Melbourne è una delle possibili città dove vorremmo vivere io e Orietta e anche se questa volta la toccheremo soltanto di passaggio veniamo persuasi da una sensazione piacevole. Io gli australiani li adoro, è gente fantastica, sempre allegra e ospitale. Finalmente il lungo viaggio stava finendo. Solo un altro volo, soltanto 50 minuti ci separavano adesso dalla nostra destinazione finale. Dovevamo soltanto sbrigarci perchè questa volta oltre ai nostri bagagli a mano dovevamo prendere anche le grosse valigie lasciate al check-in a Roma e riconsegnarle nuovamente per il volo interno verso Adelaide. Una vera e propria impresa che vi racconterò nell’ultimo post a breve.
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