promo copia 2

Vi racconto 10 anni della mia vita in Australia. Continua il blog cominciato nel 2006 al mio arrivo definitivo nel South Australia. 

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Avventura cominciata 2

Siamo atterrati a Heatrow con soli 15 minuti di ritardo (evidentemente il ritardo accumulato in partenza da Fiume è stato recuperato durante il volo) ma a noi sembrava di aver già sulle spalle oltre 20 ore di volo. Effettivamente il pensiero che praticamente il nostro viaggio doveva ancora cominciare mi angosciava parecchio. Viaggiare per il mondo con una marea di bagagli e un bambino che il più delle volte vuole stare in braccio al babbo vi assicuro è massacrante. Per questo motivo l’arrivo a Londra per noi è stato abbastanza drammatico. Non vi dico poi la strada che abbiamo dovuto fare per spostarci dal terminal 5 dove siamo arrivati fino al numero 4 dal quale partono i Qantas per l’Australia. Il pulman di servizio c’ha impiegato circa 25 minuti per portarci al nostro gate. Abbiamo imboccato non so quanti lunghi tunnel stradali che si diramano sotto le piste dell’aeroporto più grande del mondo prima di arrivare al terminal 4. Una volta scesi abbiamo dovuto passare nuovamente il controllo bagagli ed è in questi casi che viviamo i peggiori 5 minuti dei lunghi viaggi che facciamo. In questi momenti infatti dobbiamo lasciare Diego da solo, a terra, prendere tutti i numerosi bagagli e aprirli, tirare fuori i notebook dalle loro borse e togliersi pure le scarpe. Con la speranza, vana, che il piccolino se ne stia buono buono al nostro fianco. Fortunatamente questa situazione “fantoziana” crea sempre simpatia e tenerezza (oltre che compassione) nelle persone in fila con noi e nel rigido personale addetto ai controlli i quali molto spesso si lasciano andare a coccole e complimenti a Diego mentre noi smadonniamo in turco nel rimettere al loro posto ogni bagaglio tirato fuori dopo il controllo. E credete poi che ogni cosa vada precisa al proprio posto ? See .. magari. Comunque sia riusciamo ad arrivare in tempo al famigerato TERMINAL 4 di Heatrow. A proposito: ci siete mai stati ? Perchè quello che una persona si aspetta dall’aeroporto più grande del mondo è comunque un luogo ultra moderno pieno di comodità, negozi, aree wifi, centri di relax e di tutti i confort che un luogo così importante dovrebbe offrire. Dopotutto Stanstead è così nonostante sia invece il terzo aeroporto della città (credo). Bene, il Terminal 4 di Heatrow è il più vecchio dell’intera cittadella aeroportuale inglese. Ma questo non basta per rendere l’idea di quanto sia terribile quella struttura. Fatiscente è dire poco. So che è difficile credere ma vi assicuro che Heatrow è anche questo. Panche in legno tipo stazione FS degli anni del dopoguerra da noi (giuro), cartelloni luminosi fatiscenti e per lo più guasti, carrelli portabagagli INESISTENTI, segnalazione Gate non presente, bar e negozi al livello dei chioschi del lungomare di Pesaro (non vogliatemene per favore), caos nei viaggiatori per l’incredibile senso di disorientamento che si percepisce. Insomma. Forse l’Australia non è una destinazione gradita al popolo inglese se lasciano ridurre a quello stato il terminal che dovrebbe ospitare i viaggiatori diretti in quel paese. Sarà mica per i segnali di indipendenza dalla regina e di desiderio di repubblica che provengono dalla terra dei canguri in questi ultimi mesi ? Probabilmente. Comunque, gran figura di merda. Vi giuro che il piccolo aeroporto di Firenze Peretola è di gran lunga più accogliente e tecnologicamente più avanzato. Fortunatamente riusciamo a raggiungere il nostro gate (i bagagli tutti a braccio perchè al Terminal 4, come detto sopra, non ci sono carrelli). Poso Diego accanto a me e per la prima volta dalla partenza riesco a tirare fiato appena in tempo per sentire un piccolo assaggio di consapevolezza del distacco dai miei. Prendo il telefono e chiamo casa proprio mentre Diego sta giocando davanti a me con i due trenini che mia sorella gli ha colorato. Sento mia mamma molto giù, le chiedo come sta andando (domanda sciocca), lei risponde che sono tutti e tre a casa come bischeri (capisco cosa voglia dire e mi si stringe il cuore). La saluto in fretta perchè stare al telefono mi fa male e preferisco tornare il più presto possibile alla frenesia del viaggio che stiamo affrontando. Chiamano il nostro volo. Chi ha bimbi al seguito può passare per primo (cosa non fatta a Fiumicino con la  British che tanto “british” non è stata). Ci avviamo tutti e tre stracarichi di bagagli nel tunnel che ci porta al portellone del vecchio Jumbo 747 della Qantas. Con l’arrivo del nuovo Airbus 380 questo non è più il più grande bolide commerciale volante ma vi assicuro che impressiona ancora. Passo a fianco della punta dell’aereo, dove c’è la First Class. Chiaramente un senso di profonda invidia mi assale. Anche quando vedo le scale per il ponte superiore dove invece c’è la business. Noi siamo chiaramente in economy e quando vedo i nostri posti mi angoscio nuovamente pensando alle 11 ore di volo che ci attendono verso Singapore. Sto male. Non ho voglia di starmene chiuso in questa gabbia. Avrei una gran voglia di scendere per andarmene in centro a Londra in un comodissimo Hotel a sgranchirmi le gambe. Ma proprio quando sento arrivare una leggera crisi di claustrofobia riesco per la prima volta a guardarmi attorno a guardare le persone che stanno salendo e si stanno accomodando ai loro posti. Che strano. Non ci sono cinesi come tutte le altre volte. Già, non sono su un aereo della Cathay Pacific. E si vede. Sono quasi tutti australiani, gente simpatica, sorridente, molti giovani.... sorrido anch’io. Alla fine non mi sento più così lontano da casa. Qualcosa di familiare stava lentamente prendendo il posto di tutte quelle sensazioni negative fino a quel momento percepivo. Mi sono tranquillizzato. Diego si è addormentato subito. Neanche la fase tanto concitata del decollo del pesantissimo bolide è riuscita a turbarmi come invece sempre accade. Un enorme sensazione positiva mi aveva ormai assuefatto. Socchiudo gli occhi non appena sento il suono delle spie delle cinture che si spengono (il segnale inconfondibile che è tempo anche per i piloti in cabina di rilassarsi un po’ dopo l’imprevedibile fase di distacco dal suolo). L’anziano australiano ai comandi del Jumbo abbassa le manette dei quattro motori del Boeing, diminuisce l’angolo di salita e anche l’assordante rumore dei motori diventa coccolante per un sonno che ci apprestiamo ad affrontare. Il bolide si appresta dolcemente a raggiungere la quota di crociera che ci porterà dall’altra parte del mondo. Tutto sembra andare meglio ora dentro di me. Grazie anche alle 11 ore di volo praticamente prive di qualsiasi turbolenza. Almeno fino all’arrivo nei cieli di Singapore, dove a causa di un piccolo inconveniente all’aeroporto di arrivo ci tengono in holding (a girare intorno) a 10 mila piedi per quasi mezz’ora. Ma questa è un’altra storia :-)) (continua a breve)
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Avventura cominciata 1

Eccoci qua. Emozionato, tanto, a scrivere questo primo post della nuova “Vita in Australia”. E’ presto, sono le 7 del mattino e mi trovo nel giardino della casa dei miei suoceri. L’aria è fresca e fine e devo dire che siamo stati davvero fortunati. Sembra infatti che il meteo ci abbia voluto dare il suo caro benvenuto. Il primo giorno, l’altro ieri, erano 39 gradi col 20% soltanto di umidità, ieri erano 32 gradi ed oggi saranno 27. Insomma, meglio non poteva iniziare. Inutile dire che avrei un mare di emozioni da riversare in queste prime righe e non sono sicuro di riuscire a farlo per la quantità enorme di sensazioni che sto vivendo, non tutte positive purtroppo. Ma cominciamo dall’inizio.
LA PARTENZA. L’ultimo giorno in Italia è stato talmente frenetico da non permettermi di rendermi conto di cosa stava accadendo ed è stato molto meglio così. Eravamo così presi dalla preparazione del lungo viaggio con Diego che ho dovuto accantonare altre emozioni da una parte nel mio cuore che sarebbero comunque poi tornate prepotentemente fuori appena arrivati in Australia (tra poco vi dirò). Abbiamo noleggiato una macchina alla Maggiore di Prato il giorno prima della partenza. Siamo andati a prenderla io e Diego così ne ho approfittato per far vedere al piccolo per l’ultima volta i treni. Già. Io e mio babbo siamo involontariamente riusciti a trasmettere a Diego la passione per i treni al punto che ogni giorno quando eravamo a casa lui voleva andare alla stazione di Vernio a veder passare la sua Freccia Rossa. Anche mia sorella gli ha regalato un piccolo Eurostar colorato di rosso per simulare la Freccia Rossa e a Diego è piaciuto così tanto che se lo è portato dietro per tutto il lungo viaggio, stretto nelle sue manine. La mattina della partenza abbiamo finito di caricare la macchina velocemente (si è sempre in ritardo in queste occasioni, soprattutto quando si parte non per una vacanza lontana ma per un trasloco dall’altra parte del mondo). Abbiamo salutato la nostra vicina di casa Loredana, sempre cordialissima, e ho abbracciato mio babbo. Gli stavo portando via il suo unico nipotino, colui con cui ha giocato moltissime volte nel piazzale di casa a pallone, colui con il quale è stato mille volte alla stazione a vedere la Freccia Rossa come faceva esattamente con me quando ero piccolo, colui che riempiva così rumorosamente la casa ogni singolo giorno che abbiamo vissuto insieme. Ho preso la macchina e siamo andati in negozio a salutare mia sorella e mia mamma. Ho voluto io che non venissero in aeroporto. Dopo le precedenti esperienze ho preferito lasciarle così, come se partissimo per andare a fare spese a Firenze, con la sensazione che saremmo tornati per pranzo, anche se in realtà un aereo ci avrebbe invece portato a migliaia di chilometri di distanza. Diego non lo sapeva ancora, per lui stavamo solo andando a fare una delle solite girate in macchina col babbo e con la mamma e avrebbe rivisto la nonna la sera, e avrebbe rigiocato con i treni ancora con mia sorella prima di andare a dormire, e avrebbe tirato per altre mille volte la coda della Rosina (una delle gattine di mia mamma). Tutto questo era solo pura illusione, voluta da me per evitare troppo dolore immediato. Sarebbe stato meglio lasciarlo a dopo, quando saremmo arrivati a destinazione. Almeno così pensavo. Siamo arrivati a Roma alle 14, abbiamo lasciato l’auto alla Maggiore di Fiumicino e con tutto il nostro carico di valigie ci siamo diretti verso il check-in. Tutto è filato liscio. Anche la procedura di imbarco delle nostre valigie più grandi che la fredda hostess della British ha effettuato al bancone. Dopotutto lei non sa chi si trova davanti, non può conoscere la storia che si cela dietro ogni persona che lascia le valigie alla sua postazione. Ma a me faceva rabbia comunque il suo distacco. Volevo essere compatito dal mondo intero per il dolore che stavo provando dovuto alla separazione dai miei. Sapevo comunque che il lungo viaggio che stavamo affrontando avrebbe tolto l’attenzione ancora per un po’ alla consapevolezza, che comunque, piano piano, cresceva ogni minuto che passava. Saliamo nell’Airbus 321 che ci avrebbe portato a Londra appena in tempo per ritrovarci sotto un temporalone sopra l’aeroporto di Fiumicino. Il mio Iphone mi diceva che su LIRF era in atto una vero e proprio Thunderstorm con CB, i famosi cumuli nembi, le nubi a sviluppo verticale dalle quali qualsiasi oggetto solido dovrebbe stare lontano. Chiaramente a Orietta non ho detto niente per non fare la solita figura del bambino appassionato che trova i pericoli ovunque. Ma quando presi il brevetto per i piccoli ultraleggeri ho comunque fatto lezioni di meteorologia che mi hanno insegnato le nozioni basilari per portare appunto un “oggetto solido” in aria. Prontamente il pilota ci comunica che avremmo dovuto attendere l’autorizzazione dalla torre prima della messa in moto dei motori arrivata appena si è aperto uno squarcio nel cielo circa un’ora dopo dal nostro ingresso nell’aereo. “Un buon inizio” pensavo ironicamente  inconsapevole del fatto che quello non sarebbe stato l’unico inconveniente dovuto al meteo che ci attendeva nel viaggio. Purtroppo però il traffico in uscita a Fiumicino si era ormai accumulato e lo smaltimento aveva creato una lunga coda verso la 25 (la pista dalla quale decolli perpendicolare sul mar Tirreno da Fiumicino). Piano piano però riusciamo a prendere il volo che con vento contrario di oltre 100 chilometri orari altrettanto mestamente ci ha portato nella capitale inglese. (continua a breve)
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Temperatura record ad Adelaide

Mentre noi italiani siamo immersi in una perturbazione dietro l’altra in uno degli inverni più piovosi e umidi degli ultimi anni, nel South Australia si sta vivendo al contrario una delle estati più calde. 45 gradi registrati ieri, 44 oggi e sempre sui 40 per quasi tutta la settimana. Fa così caldo che in città hanno dovuto fermare la circolazione dei tram per il pericolo di deformazione dei binari. Io il caldo lo detesto abbastanza anche se sarebbe più corretto dire che odio più l’umidità. Questo mi dovrebbe far pensare di essere fortunato a non essere in Australia adesso. Però non ci riesco. Questo inverno italiano è per me davvero troppo grigio. Ero abituato ad avere delle tregue, dei momenti di pausa dove era possibile scorgere il blu del cielo. Quest’anno niente. Sembra di vivere nel nord Europa dove la notte pare essere eterna. E chiaramente questo influisce sugli umori. Mi salva soltanto il pensiero che tra tre settimane e mezzo si parte. Dio bono .... mi spaventa pure :-(((( Già. La consapevolezza di quello che sta per accadere si fa sempre più sentire, giorno dopo giorno, e il pensiero ai miei, che presto dovrò lasciare, mi rattrista molto. Figuriamoci, non c’è pentimento. In realtà sappiamo bene che non saremmo neanche dovuti tornare in Italia. Però chiaramente in questi momenti ci si sente tra l’incudine e il martello. Tra l’entusiasmo di una nuova splendida avventura e l’angoscia della separazione dai miei genitori. Tra la felicità di poter rivedere l’azzurro limpido che solo il cielo australiano ti offre e la tristezza di non poter più vedere la tua terra per molto tempo. L’allegria di Diego nel fare un bagno di fine estate nella piscina di mia cognata e la sua separazione dai nonni paterni. Ci penso sempre. Arriveremo in tempo per prenderci il meglio dell’estate che si avvierà alla conclusione. Mi sa che ci beccheremo pure qualche “40 gradi”. Qua le cose stanno andando avanti. Orietta è stata magnifica. Ha fatto quasi tutto da sola e ha preparato tutte le scatole. Io ammetto di non aver fatto niente e mi fa sentire in colpa. Purtroppo ho perso molto tempo dietro la registrazione dei DVD italiani. Si perchè quando ci si trasferisce all’estero con un bimbo di due anni si pensa che lui non potrà più vedere la Tv in italiano. “Meglio” direte voi. Si lo so che la tv italiana non è degna della nostra attenzione ma ho ben pensato di riversare sul Mac tutti i dvd dei film che avevo a casa per evitare di dover riempire la valigia di custodie di plastica e per poter permettere a mio figlio di non perdere l’apprendimento della nostra lingua. Così ho riversato molti dei film che avevo oltre che tutti i cartoon per Diego (che guarda tutto il giorno a casa). Ho notato che ha cominciato a ripetere le cose che sente nei cartoni e non vorrei privarlo totalmente dei programmi italiani proprio adesso. Mammamia. Sono tantissime le cose a cui dobbiamo pensare. Ad esempio: abbiamo saputo che sarà molto difficile trovare una compagnia che possa farci una spedizione della nostra roba più ingombrante via nave verso l’Australia. Non si fa ai privati. Se vogliamo farlo o ci appoggiamo ad un’azienda italiana che ci fa questa cortesia aggiungendo la nostra roba alla propria, altrimenti dobbiamo usare le poste (80 euro ogni 20 chili). Abbiamo molti vestiti ma soprattutto la Tv e il mio Imac dal quale non mi separerei per niente al mondo. Insomma, un centinaio di chili li abbiamo. Mi sa che alla fine spediremo con le poste i pacchi più urgenti e lasceremo ai miei il compito di spedirci il resto piano piano. Intanto venerdì prendo il furgone e porto tutto in Toscana. Sabato mattina lasceremo per sempre la casa di Pesaro ... e le prime lacrime cominciano a cadere. Avrò tempo per essere contento della nostra scelta. Avrò tempo per godermi il blu del cielo australiano. Per adesso però nel mio cuore c’è solo spazio per la tristezza nel dover lasciare queste quattro mura che ci sono appartenute per un anno e mezzo. Riguardo i video di Diego fatti in giardino l’estate scorsa, o quelli del mare in spiaggia, e penso quante altre volte ancora dovrò provare quello che sto provando adesso. Quante altre volte ancora dovrò scrivere queste stesse identiche frasi già riversate in questo blog tali e quali in passato. Uhmm ... mi sa che manco questa sarà l’ultima :-) La storia è ancora molto lunga e piena di cambiamenti radicali che dovranno arrivare. Scommettiamo ?
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Preparativi

Mammamia che faticaccia. Dopo diversi giorni riesco a mettermi seduto un attimo per riflettere. Prima di tutto chiedo scusa per il ritardo con cui rispondo ad alcuni amici che giustamente vorrebbero soddisfare la propria curiosità in merito a quello che stiamo per fare. Ho avuto il computer “guastissimo” .... anzi, entrambi direi. Ieri casa mia sembrava l’officina tecnica della Apple di Cupertino. C’era il grosso Imac e il piccolo Powerbook completamente smontati e aperti sopra il tavolo di cucina. Sparse ovunque viti e vitine che poi avrebbero dovuto ricomporre il tutto. Già, “avrebbero” perchè in realtà me ne sono avanzate alcune :-))) Comunque. Se torno a scrivere significa che bene o male adesso tutto funziona. In realtà sono interventi che ho deciso di fare ai mac in previsione della partenza. Ho infatti sostituito l’Hard Disk dell’Imac (portandolo da 250 gb a 1 tera) e il masterizzatore DVD che non funzionava. Sapete cosa aveva ? Smontandolo abbiamo trovato all’interno la turbosim dell’Iphone che in realtà è un piccolo circuito che serviva a far funzionare in Italia i vecchi Iphone. E chi l’aveva inserita dentro il lettore ottico secondo voi ? Quel pazzo del mio bambino :-))) Dio bono, se comincia così voglio vedere cosa mi diventa da grande. Cavolate a parte direi di aggiornarvi sui particolari che maggiormente vi interessano. Siamo ancora a Pesaro. Ho disdetto casa e il 31 di questo mese la lasciamo. Per le tre settimane che ci separeranno dalla partenza staremo dai miei genitori in Toscana (è il minimo che posso fare visto che il 24 febbraio gli porterò via il loro unico nipote e questa rimarrà sempre l’unica cosa tremendamente negativa di tutto il progetto). Alcuni mi hanno chiesto il perchè eravamo tornati in Italia se già vivevamo in Australia. E’ una storia lunga e complicata che ancora deve finire. Per questo motivo mi riprometto di raccontare OGNI COSA di quello che ci è accaduto in questo anno in Italia. Anche perchè molti amici non conoscono realmente cosa sia successo ed è bene sapere quali persone esistono in questo ambiente. Abbiate pazienza e saprete. Andiamo avanti. Il lavoro in Australia c’è già. E questa è un’ottima notizia. David, il titolare del “CIBO” ( www.ciboespresso.com.au ) più popolare di Adelaide dove ho già lavorato, ci ha già fatto sapere che attende me e mia moglie per assumerci entrambi. Sono felicissimo di tornare da lui. David è un ragazzo molto in gamba nato in Australia da genitori veneti. E’ il titolare del bar più “busy” della catena di mio cognato. In realtà non vi nascondo che ci piacerebbe non solo lavorare con lui ma entrare in società nella sua attività visti i guadagni :-) Ma questa è un’altra storia di cui parlerò. Esiste infatti più di un progetto che dovrebbe portarci ad aprire qualcosa di nostro in Australia entro la fine dell’anno. Mi accorgo che mi sto dilungando e per questo motivo stringo un po’. Sempre rispondendo a qualcuno: non abbiamo bisogno dei visti perchè mia moglie e mio figlio sono cittadini australiani essendo nati là ed io ho la TEMPORARY RESIDENCE che diventerà PERMANENT non appena arriverò nel paese. Quando sposi un’australiana infatti ti danno una residenza temporanea della durata di due anni che serve in realtà al governo australiano per capire se il tuo è un matrimonio “vero” oppure no. Per questo motivo quando rientreremo nel paese vorranno rivederci un’ultima volta prima di darmi la definitiva risposta positiva. Nel mio passaporto è comunque presente un visto che mi permette di entrare in Australia e rimanerci quanto voglio fino a comunicazione diversa da parte loro. A chi mi chiede dove vivremo dico che all’inizio staremo dai miei suoceri dove poi abbiamo sistemato parte delle nostre cose prima di lasciare l’Australia l’anno scorso. Questa volta non compreremo subito casa ma cercheremo di andare in affitto. Questo ci permetterà di fare le cose con molta più calma e di scegliere meglio i passi da fare. Saluto PIPPO che mi ha scritto qualche giorno fa e al quale non ho risposto. Scusatemi tutti ma sono stato senza la possibilità di accedere al blog e ai suoi commenti proprio perchè avevo i mac fermi. Adesso comunque tutto è apposto. Se comunque avete altre domande specifiche non esitate a postarle nel forum del sito, così serviranno anche ad altri. Per chi legge invece queste righe su Facebook vi invito a venirmi a trovare suwww.vitainaustralia.it. Ci aggiorniamo presto..... torno a fare un po’ di scatole.
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Aggiornamento blog

In realtà un po' come tutto il sito in questi giorni. Abbiate pazienza se troverete delle imperfezioni ma sto trasferendo tutto l'intero blog su questa nuova piattaforma e sicuramente qualche tabulazione non sarà riconosciuta. Pensavo di aver finito invece ho ancora molto lavoro per importare qua dentro il diario di due anni di vita. Tra le tante cose mi ha fatto molto effetto rileggere alcune righe mentre le trasferivo nel sito. Credo che piano piano in questi giorni me lo rileggerò tutto. Mi fa bene rivivere le emozioni passate, belle o brutte che siano. Mi serve anche per non ricommettere gli stessi errori. Ma di questo parleremo nei primi post seri di questa nuova avventura che sta per cominciare.
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