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Italy is everywhere e "i figli di ... "

Già. Da questa settimana abbiamo cominciato ad impacchettare la nostra roba. In realtà il grosso lo sta facendo Orietta poverina, come se non bastasse il suo lavoro e un bimbo piccolo a cui badare. Ammetto che non la sto aiutando molto. E mi dispiace. Il problema è che quando sono a casa dal lavoro passo sempre il tempo con Diego anche perchè mentre impacchettiamo qualcuno che lo tenga occupato ci deve pur essere, altrimenti quello sai i casini che fa ? Ieri poi ci ha chiamato l’agenzia immobiliare dicendoci che oggi avrebbe portato 6 persone interessate a prendere in affitto la casa. Così a tempo di record Orietta ha tolto i pacchi di mezzo e ha messo a lucido tutto quanto. Abbiamo anche chiamato una ditta per tagliare l’erba in giardino visto che era da tempo che non lo facevamo. Quando è arrivata la ragazza dell’agenzia ci ha fatto i complimenti perchè la casa era veramente carina e secondo lei non avremmo avuto problemi a trovare qualcuno. Alle 17 siamo usciti per una mezzoretta perchè quando le persone visitano le case non devono mai trovarci i proprietari all’interno. Pensa a tutto l’agenzia. Noi non incontriamo mai gli inquilini e ogni tre mesi l’agenzia effettua un sopralluogo per vedere che la casa sia sempre nello stato in cui l’abbiamo lasciata. Quando siamo tornati la ragazza ci ha comunicato che una persona era particolarmente contenta e che domani probabilmente tornerà con la moglie per farla vedere anche a lei. Insomma. Forse ci siamo. E meno male dico io. Tra tre annunci che avevamo messo (casa, moto e macchina) ancora non ci aveva chiamato nessuno. A questo punto pensiamo che l’affitto di casa sia il più importante di tutti. La moto e la macchina possono aspettare. Alla fine l’agenzia ci ha detto che possiamo affittare casa a 260 dollari la settimana (con i mobili anche di più) che sono quasi 650 euro al mese. Ci siamo quindi. La casa comincia già ad avere un aspetto diverso senza la nostra roba. In questo momento ad esempio mi trovo in ufficio e mentre scrivo i tasti della tastiera fanno l’eco per quanto è vuota la stanza.... e mi rende triste un pochetto. Lo so. L’ho desiderato così tanto tornare in Italia e mi fa piacere ancora. Ma alla casa ero davvero affezionato. Ci è nato Diego, c’ho vissuto una miriade di emozioni qua dentro e la sentivo molto “mia”. Ok. Non la vendiamo fortunatamente, la diamo solo in affitto. Ma il pensiero che degli estranei possano usare i miei mobili, o la mia cucina, o le mie scale, o il mio giardino, non mi piace per niente :-( Poi mi metto a pensare. A ieri sera ad esempio. A quanto mi giravano i coglioni perchè stavo lavorando in pasticceria. E perchè mi accorgevo dei madornali e grossolani errori che commettevano altre persone. Ripensavo così alle numerose volte che ho risolto le magagne di altri senza MAI avere anche un minino riconoscimento verbale, che so, un semplice grazie sarebbe bastato. L’esperienza della pasticceria è stata devastante per me e se non me ne fossi andato credo sarei sbroccato alla grande con qualcuno entro pochissimi giorni. Lo dico sinceramente. Ne ho piene le palle di CIBO. Soprattutto dei soci. Che non hanno MAI voluto riconoscere l’aiuto che sia io che Orietta gli davamo nel corso di questi mesi. Forse erano intimoriti da me. Forse qualcuno si è accorto che a me non bastava più impacchettare la roba per i negozi. Io stavo cominciando a capire certi meccanismi SBAGLIATI all’interno. Ma questo ha colpito nell’orgoglio più di una persona. Già. Questo cazzone di italiano che pretende adesso ? Di venirci a insegnare a noi ? Il problema è che secondo me i 4 ragazzi sono sempre stati prevenuti verso di me. Un po’ come TUTTI i figli di italiani che ho incontrato. Ma questa è una storia particolare, triste, che ha bisogno di riflessioni profonde. Proviamo un attimo ? Dunque. 
Se verrete a vivere in Australia, dico per un bel po’ di tempo come ho fatto io, vi accorgerete che man mano entrerete nella vita di questo paese i più grossi contrasti non arriveranno dagli australiani (che sono di base persone molto cordiali e disponibili, con “australiani” poi intendo quei pochi nati qui da genitori nati sempre in Australia) ma dai figli di italiani, che come ho già raccontato in un post qualche mese fa, si sentono figli di nessuno (geograficamente e culturalmente parlando) e riversano questo sentimento di frustrazione sugli italiani “veri” trasformandolo in una sorta di acidità e forte rancore. Gente nata da italiani si, ma non vissuti in Italia per trarne le influenze necessarie a definirsi tali. Insomma. Non sei italiano perchè sei nato in Australia ed è la società che ti “forma” e non la famiglia, e la società in questione (Australia) è un ibrido, un miscuglio incredibile di razze provenienti da ogni parte del globo da non riuscire a creare una vera, distinta e precisa identità culturale. Non so se mi spiego. Anche volendo è impossibile tirare una linea definita. Gli australiani chi sono ? Che abitudini hanno ? A quale religione appartengono ? Cosa fanno per le feste ? E le loro tradizioni ? Per rispondere a queste domande dobbiamo necessariamente capire le loro origini. Provate ad andare in giro a chiedere da dove vengono i genitori delle persone sui 30 anni come me. Nessuno o quasi vi dirà che i loro genitori sono nati in Australia. Quando vedete una bella ragazza bionda classica australiana (?) in realtà, molto probabilmente, lei vi dirà che i suoi sono tedeschi emigrati in Australia, o olandesi, o russi. Se trovate una mora forse vi dirà che i suoi sono greci, o italiani. Ma nessuno sarà in grado di affermare di essere australiano da più di UNA SOLA generazione (aborigeni a parte, che ormai sono ghettizzati in quelle terre radioattive e inquinate che qualche “figlio di” immigrato gli ha restituito chiedendo pure scusa in un giorno di festa nazionale). Capite ? E allora. Quando noi affermiamo, fieri, di essere italiani lo si fa pensando a MILIONI di elementi che il nostro paese ha ESPLOSO nel mondo nel corso della storia. Elementi positivi (e non) che hanno influenzato la popolazione della terra sotto diversi punti di vista. Ed è inutile, ma inconsciamente quando sventoliamo il tricolore dopo aver vinto un mondiale di calcio non lo facciamo perchè fieri di aver giocato meglio degli altri. Ma perchè “l’esplosione” continua. E’ la nostra cultura che si sparge per il globo, il nostro nome, il nostro brand, la nostra immagine e anche la nostra storia. Ora che il mondo credo di averlo girato (in una piccola parte fisicamente, ma stando in Australia ho conosciuto gente di tutte le razze possibili e immaginabili credetemi) posso comprendere quanto questa ESPLOSIONE CULTURALE sia OVUNQUE. Mammamia se lo è. Italy is everywhere signori miei. Molto di più di quello che ci raccontano in Italia. Molto di più. E quindi.  Quale bandiera sventolano, fieri, i figli degli italiani che sono nati in Australia durante un mondiale di calcio ? Quella italiana ? Con il suo significato, la sua storia bla bla bla sapendo di non avere a che fare NIENTE con quello che rappresenta o quella australiana che forse dovrebbe appartenergli di più ma che alla fine non li appassiona proprio perchè quel “FIGLI DI” è sempre tanto presente quanto ingombrante ? 
Amici. Io che mi sento parte del paese da cui provengo, io che l’ho vissuto, intensamente, io che lo rappresento, io che lo valorizzo, che lo amo e lo odio appassionatamente posso percepire fino in fondo il “limbo culturale” in cui vivono i “figli di” in Australia. Alle volte si è italiani, altre australiani, a seconda di cosa convenga al momento. Ma il marchio, indelebile, del paese di origine, quello che ti infiamma e ti rende fiero, nel bene e nel male, ecco, quello loro non lo hanno mai posseduto.
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