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Qualcosa bolle in pentola

Senza ombra di dubbio ne sono successe di cose dall’ultimo post scritto su questo blog. Sarebbe alquanto lungo e complicato anche solo cercare di riassumerle in un unico racconto e l’unica soluzione credo sia quella di parlarne piano piano quando ci sarà occasione. Purtroppo con due bimbi in casa è davvero difficile ora come ora permettersi di stare anche un’oretta indisturbati davanti al mac. Allo stesso tempo non so perché proprio oggi abbia deciso di ricominciare dopo tanti mesi di assenza da queste pagine, probabilmente perché sto approfittando del sonnellino mattutino di Mattia e dell’autonomia di Diego nei suoi giochini. Vediamo se dura. Avrei molto bisogno di scrivere, ho molti pensieri in testa e buttarli giù su questo blog mi aiuta a stamparli indelebilmente e a fare chiarezza. Dunque. Dopo un anno di duro lavoro al bar a Norwood siamo arrivati finalmente ad una svolta. L’esperienza sulla Parade (la strada dove si trova il Cibo dove lavoro) è stata importante e mi ha insegnato diverse cose. Innanzitutto cosa significa lavorare in un team in Australia, le problematiche legate alle differenze di personalità e caratteri. Non potete neanche immaginare quanto sia diverso dal farlo in Italia. La moltitudine di background culturali presenti in questo paese rende sì affascinante cercare di uniformare il lavoro di uno staff ma allo stesso tempo rende l’impresa molto più complicata e necessita sicuramente molta più attenzione. Questo argomento è stato al centro di un’accesissima discussione avuta con David, il titolare del Cibo dove lavoro. Premetto che nel corso dei mesi sono diventato “team leader” (capirai) il ché mi rende responsabile del negozio quando lavoro in assenza del titolare. La scorsa settimana abbiamo litigato abbastanza duramente davanti ai clienti (per volere di lui, non certo mio) perché mi sono incazzato con una persona del suo staff definita “preferita” (uno dei suoi cocchi per intendersi). Chiunque lavori con noi è a conoscenza del fatto che esistono due gruppi di persone nello staff. Uno spudoratamente preferito da David, che lavora full time, e un altro composto da ragazzi che lavorano solo alcune ore la settimana. “E’ normale” penserà qualcuno, certamente, ma la cosa si complica quando qualcuno dello staff “preferito” approfitta del suo ruolo per lavorare di meno o per starsene a chiacchierare durante i momenti “busy” della giornata. Il fulcro della discussione era proprio questo. Si, sono d’accordo che potrei farmi i cazzi miei e pensare soltanto alle mie ore per portare i soldi a casa, ma chi mi conosce bene sa che non potrei mai fare qualcosa senza estrapolarne almeno un minimo di passione nel farla e questo mi porta inevitabilmente a incazzarmi quando vedo la gente commetterne evidenti errori dovuti alla pigrizia mentale. Il bar ha innumerevoli problemi, molte cose non sono organizzate e molte altre fatte malissimo. Diversi sono i clienti che si sono lamentati e molti altri che nel corso del tempo hanno deciso di non venire più da noi. Nonostante questo il titolare continua a contare i suoi lauti guadagni dovuti per lo più alla fortuna di avere una location formidabile e dei prodotti comunque discreti (grazie a mio cognato e agli altri soci che gestiscono la pasticceria che rifornisce l’intera catena). Fatto sta che alla fine ci siamo chiariti (insomma, più corretto dire che ho lasciato perdere “io” perché lui non vuole assolutamente saperne anche solo di discutere sulle sue metodologie di gestione dell’attività). Chiaro però che sono stanco di dover lavorare per chi rema contro ed era inevitabile una separazione imminente (così speravo). Fortuna vuole che pochi giorni dopo abbiamo ricevuto un’attesissima telefonata. Era Pan, il greco che possiede il 50% del bar dove lavoro e il 100% di quello che si trova ad Hyde Park, su King William Road. La telefonata era per comunicarci che era arrivato il momento che aspettavamo. Due mesi fa infatti, durante un meeting con lui, io e mia moglie avevamo ufficialmente dichiarato il nostro interesse ad acquistare parte delle sue quote proprio del punto vendita del quale possiede il 100%. Entro pochi giorni tutti e due ci sposteremo nel nuovo punto vendita (che tanto nuovo non è visto che è uno degli storici della città) e cominceremo a tastare con mano le varie problematiche dell’attività per cercare di riportarla ai vecchi splendori (è stato uno dei bar più redditizi dell’intera catena fino a poco tempo fa). Tutto ciò avverrà per piccoli passi anche perché al momento ad Hyde Park è operativo un manager che andrà liquidato, piano piano, senza danni per nessuno. E’ l’inizio di una nuova sfida che spero di poter raccontare piano piano su questo blog. La vita in Australia prosegue bene e sento che finalmente dentro di me qualcosa sia cambiato (mi riferisco al fatto di non riuscir ad accettare questa terra come quella in cui dover vivere). Sia chiaro, l’Italia rimarrà sempre il posto dove vorrei i miei figli crescessero ma al momento credo che questo progetto sia inattuabile e qualcosa mi dice che le problematiche che avete adesso nello stivale rimarranno presenti ancora per diversi anni (soprattutto se non cambierà subito chi governa il paese). Non mi piace la società australiana e la sua cultura per me è povera rispetto a quella europea, ma la qualità di vita è nettamente migliore. Non passa un singolo giorno in cui non pensi che qualcosa possa cambiare in futuro, che il paragone non sia sempre così schiacciante a favore della terra dei canguri, per i miei figli almeno, che si meritano l’Italia. Nonostante questo sento di aver una gran voglia di cercare di costruire qualcosa di serio, una nostra attività imprenditoriale in questo paese, e il momento sembra essere finalmente arrivato. Tante altre cose avrei da raccontare. Molti amici e molte nuove figure sono entrate nelle nostre vite.... piano piano cercherò di raccontarle ....Diego e Mattia permettendo :-)))
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Qualcosa bolle in pentola
Riparte il blog .... almeno ci provo :-)
 

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